Il suolo e il territorio italiano sono minacciati da due fenomeni principali, entrambi aggravati dai cambiamenti climatici: il degrado del suolo e il dissesto idrogeologico. Il degrado del suolo deriva principalmente dall’alternanza di siccità ed eventi estremi, che causano erosione, impoverimento del suolo e generale diminuzione dei servizi ecosistemci. A questi fattori climatici si aggiungono pressioni antropiche come l’urbanizzazione eccessiva e il consumo di suolo, spesso concentrato nelle aree più idonee e fertili dal punto di vista agricolo, nonché in contesti caratterizzati da elevata fragilità ecologica, come le zone costiere e le pianure alluvionali. Le caratteristiche morfologiche, geologiche, idrologiche, meteo-climatiche e sismiche determinano una vulnerabilità strutturale del territorio italiano a frane e alluvioni. I cambiamenti climatici la aggravano attraverso l’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi pluviometrici brevi e intensi/estremi, la fusione nivale e la degradazione del permafrost in quota, gli incendi boschivi. Le strategie di risposta devono essere integrate: nuove pratiche agricole e riforestazione per il suolo; opere di difesa, pianificazione territoriale, monitoraggio del territorio e delle infrastrutture, sistemi di allertamento e consapevolezza della popolazione per il dissesto idrogeologico.
IMPATTI AMBIENTALI IN CORSO
Oltre il 17% del territorio nazionale è sensibile a processi di degrado del suolo.
La siccità e gli eventi estremi intensificano i processi di erosione, salinizzazione e perdita di sostanza organica dei suoli, con impatti negativi su agricoltura, foreste e pascoli.Il consumo di suolo amplifica gli effetti dei cambiamenti climatici nelle aree urbane, contribuendo a rendere le ondate di calore sempre più intense e frequenti.
Il 19,2% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni. I cambiamenti climatici amplificano fragilità storiche e determinano impatti anche su territori in passato meno esposti. L’aumento della frequenza degli eventi pluviometrici intensi e concentrati determina come conseguenza l’aumento della frequenza delle frane superficiali, delle colate detritiche e delle alluvioni incluse le flash flood (piene rapide e improvvise). In alta quota l’aumento di temperatura ha effetti sulla degradazione del permafrost, con un incremento dei fenomeni di instabilità.
IMPATTI AMBIENTALI FUTURI
I cambiamenti climatici determineranno un aggravarsi dei processi di erosione, salinizzazione e perdita di sostanza organica dei suoli, con la siccità che accrescerà il rischio di incendi e stress idrico sia nelle zone umide che in quelle secche, colpendo in particolare le regioni meridionali e insulari (Sicilia, Sardegna, Puglia, Basilicata e Molise).
È atteso un aumento del rischio idrogeologico per frane, colate rapide di fango e detrito, alluvioni e piene rapide e improvvise, con le aree alpine tra le zone più esposte, anche a causa della prosecuzione dello scioglimento nivale e glaciale e dell’innalzamento dell’isoterma zero.
Il degrado del suolo e il rischio di desertificazione si estenderanno ulteriormente, con una significativa parte dell’Italia meridionale già classificata a rischio e diverse regioni del Nord e del Centro che mostrano condizioni preoccupanti, con conseguente riduzione della produttività agricola e abbandono delle terre.
IMPATTI SU SOCIETA’ ED ECONOMIA
I fenomeni di dissesto idrogeologico comportano danni diretti, quali la perdita di vite umane, feriti, evacuati, danni ad abitazioni, imprese, infrastrutture lineari di comunicazione (strade e ferrovie) e reti di servizi (acquedotti, reti elettriche e telecomunicazioni), a cui si aggiungono danni indiretti per l’interruzione dei servizi essenziali o la perdita temporanea della produzione e dell’occupazione. A titolo di esempio, i danni economici causati da alluvioni e frane in Emilia-Romagna nel maggio 2023 sono stati quantificati dall’amministrazione regionale in 8 miliardi e 600 milioni di euro.
La desertificazione e il degrado del suolo riducono la produttività agricola con perdite stimate tra 13 e 30 miliardi di euro al 2050 (rispettivamente per scenari di +2°C e +4°C), mentre il valore delle rendite fondiarie potrebbe depauperarsi tra gli 87 e i 162 miliardi di euro entro il 2100.
Sul piano sociale, i cambiamenti climatici e il dissesto idrogeologico rischiano di aumentare le disuguaglianze sociali, in quanto le famiglie con minori risorse economiche possono avere maggiori difficoltà a ristrutturare le abitazioni danneggiate, trasferirsi o affrontare la perdita del lavoro, con effetti più gravi nelle regioni meridionali e insulari, più vulnerabili ai fenomeni di desertificazione.
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