ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

Zone costiere

Zone costiere

Descrizione

Le coste italiane sono tra i sistemi territoriali più esposti ai cambiamenti climatici, con circa l’80% delle spiagge colpite da erosione per effetto combinato della risalita del mare, dell’azione ondosa e della riduzione dei sedimenti fluviali. Nel Mediterraneo centrale il livello del mare è salito di circa 12 cm nell’ultimo secolo, sufficiente ad amplificare il rischio di inondazioni. Sul fronte del moto ondoso, si osserva attualmente una riduzione dell’intensità delle mareggiate, sebbene le proiezioni future restino incerte nel lungo periodo. Sul piano ecologico, le zone costiere producono il 61% dei servizi ecosistemici marini, con impatti a catena tra i diversi comparti; gli ambienti di transizione come lagune e foci fluviali risultano particolarmente vulnerabili all’acidificazione, al riscaldamento e all’ingressione salina. L’elevato valore turistico di queste aree giustifica investimenti significativi in opere di difesa, sia strutturali che di ingegneria naturalistica. La forte urbanizzazione del litorale rende indispensabile integrare le conoscenze sui rischi costieri nella pianificazione territoriale, affiancandole a sistemi di allerta precoce capaci di rispondere agli scenari climatici attesi.

Impatti ambientali in corso

  • Erosione costiera: Attualmente, circa l’80% delle spiagge italiane è in erosione. Questo fenomeno è causato da una combinazione di fattori: la risalita del livello del mare, l’azione delle onde, usi non sostenibili del territorio e la riduzione dell’apporto di sedimenti dai fiumi (dovuta a rimboschimenti e sbarramenti fluviali).

  • Innalzamento del livello del mare: Negli ultimi 100 anni, il livello relativo del mare nel Mediterraneo centrale è aumentato di circa 12 cm come conseguenza del riscaldamento globale. Sebbene il sollevamento nel Mediterraneo sia stato storicamente inferiore rispetto alla media globale (1,1 mm/anno contro 1,8 mm/anno), esso costituisce la base per l’aumento del rischio di inondazioni costiere.

  • Variazioni del moto ondoso: Al momento si registra una tendenza alla riduzione dell’intensità delle mareggiate sulle coste italiane, sia nei valori medi che estremi. Tuttavia, le proiezioni future sono incerte: mentre per l’Europa si prevede un generale incremento, per il Mediterraneo i dati sono meno univoci e suggeriscono una forte variabilità.

  • Servizi ecosistemici e biodiversità: Le zone costiere forniscono il 61% dei servizi ecosistemici marini. Questi servizi sono estremamente sensibili e gli impatti climatici possono propagarsi “a cascata” da un servizio all’altro. Gli ecosistemi di transizione (lagune e foci) sono particolarmente minacciati dall’acidificazione, dal riscaldamento e dall’ingressione del cuneo salino.

  • Aspetti economici e difesa: Il valore turistico delle aree costiere è altissimo e giustifica l’elevato rapporto benefici/costi delle opere di difesa costiera, siano esse “hard” (strutturali) o “soft”.

  • Fenomeni di mucillagine: negli ultimi due decenni si è osservato un aumento delle mucillagini, specialmente nel mare Adriatico, fenomeno strettamente correlato alle anomalie positive della temperatura superficiale marina.

  • Morie di massa: Dagli anni ’90 sono documentate frequenti morie di massa (ormai quasi annuali) della megafauna dei fondi rocciosi, come spugne, coralli e molluschi, che vengono rapidamente sostituiti da specie opportuniste o aliene.

  • Specie invasive e aliene: L’innalzamento delle temperature favorisce la “tropicalizzazione” del Mediterraneo, con l’avanzata di specie aliene e la contrazione di quelle autoctone abituate a climi più freddi. Anche le scogliere artificiali costruite a difesa delle spiagge facilitano l’insediamento di specie aliene e di polipi di meduse.

  • Regressione di habitat chiave: le foreste di macroalghe (Cystoseira), fondamentali per la biodiversità, sono in netta regressione e sostituite da specie invasive.

Impatti ambientali futuri

  • Il livello del Mediterraneo potrebbe alzarsi di 7-12 cm entro il 2050, con un ulteriore contributo atteso dalla fusione dei ghiacci continentali.

  • L’innalzamento del mare, combinato con eventi estremi e fenomeni di subsidenza, aumenterà il rischio di erosione e inondazioni costiere permanenti o temporanee.

  • Le proiezioni sulle mareggiate restano incerte: per il Mediterraneo si registra una forte variabilità, senza prove definitive di un aumento sistematico dell’intensità delle tempeste, a differenza di quanto previsto su scala europea.

Impatti su società ed economia

  • Le perdite turistiche potrebbero raggiungere 52 miliardi di euro entro il 2050, aggravate dall’erosione dell’80% delle spiagge italiane.

  • Le opere di difesa costiera restano economicamente convenienti dato l’alto valore delle aree protette.

  • La tropicalizzazione dei mari penalizza le specie autoctone e la pesca commerciale, mentre l’acquacoltura nelle lagune adriatiche è minacciata da temperature e acidificazione crescenti.

  • Il degrado costiero compromette il 61% dei servizi ecosistemici marini.

  • Reti di trasporto e porti litoranei sono a rischio strutturale, mentre le popolazioni costiere sono esposte a inondazioni, ondate di calore e deterioramento delle acque.

  • I costi dell’inazione superano quelli dell’adattamento; nelle aree più vulnerabili può rendersi necessaria la delocalizzazione, supportata da strumenti assicurativi adeguati.

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