ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

Foreste e silvicoltura

Descrizione

Le foreste italiane sono oggi seriamente minacciate dai cambiamenti climatici.
I boschi italiani forniscono diversi contributi al benessere delle popolazioni e del territorio su cui insistono tra cui diversi servizi ecosistemici fondamentali quali protezione dal dissesto idrogeologico, supporto alla formazione dei suoli, regolazione del ciclo dell’acqua e dei nutrienti, sequestro del carbonio, conservazione della biodiversità,  fruizione turistico-ricreativa e protezione del patrimonio storico culturale. Tutti questi servizi sono già compromessi da alterazioni nei tassi di crescita e nella produttività, cambiamenti nella composizione delle specie, spostamento degli habitat verso quote più elevate, aumento del rischio di incendi, diffusione di patogeni e parassiti invasivi. Il contesto europeo aggrava il quadro: le regioni mediterranee, di cui l’Italia fa parte, sono indicate dalla Valutazione Europea del Rischio Climatico tra le aree più vulnerabili, con un tasso di mortalità degli alberi raddoppiato dalla fine del XX secolo. Il ritmo dei cambiamenti climatici supera ormai la capacità di adattamento naturale delle foreste, rendendo urgente un’efficace attuazione delle politiche europee — dalla Strategia Forestale 2030 alla Legge sul Ripristino della Natura — per preservare un patrimonio di inestimabile valore ambientale, economico e culturale.

 Impatti in corso

  • I cambiamenti climatici stanno alterando produttività, composizione e distribuzione delle foreste italiane, con perdita di biodiversità e alterazione dei cicli dell’acqua e del carbonio.
  • Il rischio di incendi, insetti e patogeni è in aumento.
  • Nonostante le foreste svolgano un ruolo cruciale per la prevenzione del dissesto idrogeologico e il sequestro di carbonio, manca ancora una politica nazionale di adattamento dedicata al settore forestale.

 Impatti futuri

  • Perdita di specie vegetali, con le foreste mediterranee progressivamente sostituite da vegetazione arbustiva. Questo genererà una trasformazione profonda e irreversibile degli habitat forestali.
  • Il rischio di incendi boschivi e siccità aumenterà in modo significativo, con le aree alpine e le regioni insulari — Sicilia e Sardegna — come zone più critiche, aggravando le emissioni di CO2 e il degrado dei servizi ecosistemici.
  • La crescente diffusione di insetti, patogeni e specie aliene, favorita dal riscaldamento, comprometterà ulteriormente la stabilità e la produttività delle foreste, riducendo la loro capacità di protezione del suolo e di sequestro del carbonio.

 Impatti su società ed economia

  • Filiera foresta-legno a rischio. Il degrado climatico del patrimonio forestale — incendi, patogeni, riduzione della produttività — minaccia direttamente la disponibilità di materia prima legnosa, aggravando una dipendenza dall’estero già strutturale e mettendo a rischio posti di lavoro e reddito locale, soprattutto nelle aree rurali e montane.
  • Perdita di servizi ecosistemici ad alto valore economico: le foreste italiane svolgono un ruolo cruciale nella tutela idrogeologica, nella regolazione del ciclo dell’acqua e nella conservazione del paesaggio. Il loro degrado si traduce in costi crescenti per la gestione del dissesto, la qualità dell’aria e la salute pubblica, difficilmente quantificabili ma strutturalmente significativi.
  • Contrazione del turismo e delle economie locali forestali: le foreste generano un indotto turistico e ricreativo in espansione e una crescente domanda di attività sportive, didattiche culturali e per il benessere psico-fisico.
  • Il deterioramento della qualità e della sicurezza dei boschi, combinato con l’aumento del rischio incendi, riduce l’attrattività di queste aree con ricadute dirette sull’occupazione e sullo sviluppo territoriale locale.

 

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