ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

Acquacoltura

Acquacoltura

Descrizione

L’Italia è uno dei principali paesi produttori di acquacoltura in Europa (EUROSTAT, 2026), principalmente molluschi bivalvi (52%), pesci d’acqua dolce (34%), pesci di acque salmastre e marine (14%).  L’acquacoltura italiana è molto diversificata, per ambienti di allevamento (dulcicoli, marini e di transizione), sistemi di produzione (estensivi, semintensivi e intensivi) e specie allevate (oltre 25 specie tra pesci, molluschi bivalvi e crostacei), viene praticata in tutte le regioni italiane, sebbene alcune di esse siano maggiormente vocate per determinati segmenti produttivi. La molluschicoltura è incentrata principalmente sull’allevamento di mitili Mytilus galloprovincialis e vongole veraci Ruditapes philippinarum e minor misura sull’ostrica concava Magallana gigas, quest’ultima con una tendenza in aumento. L’allevamento di molluschi bivalvi si concentra in particolar modo lungo la fascia costiera nord-adriatica di Veneto ed Emilia-Romagna, le lagune costiere delle aree deltizie sono particolarmente vocate per le caratteristiche geomorfologiche, idrologiche del territorio e la qualità delle acque. Altri importanti poli produttivi sono presenti in Friuli Venezia-Giulia, Marche e Abruzzo e, sul versante tirrenico, in Liguria, Campania, Puglia e Sardegna. La piscicoltura è orientata all’allevamento di specie dulcicole, in particolare la trota iridea Onchorhynchus mykiss, allevata principalmente nelle regioni del nord (Friuli Venezia-Giulia e Veneto) e del centro Italia; nonché di specie marine quali spigole Dicentrarchus labraxe orate Sparus aurata, allevate soprattutto in gabbie a mare in Friuli Venezia-Giulia, Toscana, Lazio, Campania e Sardegna, ma anche in vasche a terra in Toscana e Puglia. L’allevamento delle specie eurialine è inoltre praticato in ambienti estensivi salmastri come laghi o stagni costieri e valli. Complessivamente il Veneto, l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna e la Puglia ospitano quasi il 70% degli impianti sul territorio nazionale. 

 

 Impatti ambientali in corso

  • L’aumento della temperatura delle acque superficiali oltre i limiti di tolleranza fisiologica delle specie, sia in ambiente dulcicolo che in ambiente marino, determina l’instaurarsi di condizioni di stress negli organismi allevati, con effetti sulle performance di crescita, sulla vulnerabilità agli agenti patogeni, sulla capacità riproduttiva e sulla sopravvivenza.
  • La riduzione della concentrazione d’ossigeno disciolto nelle acque di transizione e marino-costiere, associata all’aumento della temperatura, compromette la sopravvivenza delle popolazioni acquatiche.
  • L’innalzamento del livello del mare e l’aumento di eventi meteorologici estremi come mareggiate, alluvioni e siccità minacciano l’integrità delle infrastrutture di allevamento e la continuità produttiva degli impianti di acquacoltura.
  • La crisi climatica favorisce l’espansione di specie aliene invasive in tutto il bacino del Mediterraneo, con conseguenti danni alle produzioni di acquacoltura (es. invasione del granchio blu e impatti sulla venericoltura).

 

 Impatti ambientali futuri

  • L’aumento della temperatura superficiale delle acque marino-costiere e della frequenza e durata delle ondate di calore, avranno impatti sulla salute e benessere delle specie allevate, la qualità e sostenibilità delle produzioni.
  • Il cambiamento climatico potrà favorire la diffusione di specie aliene con potenziali impatti produttivi e sanitari sull’acquacoltura e gli ecosistemi acquatici.
  • L’innalzamento del livello del mare e le mutate condizioni ambientali metteranno a rischio la disponibilità di siti idonei per l’acquacoltura, in particolare nelle aree costiere.
  • L’acidificazione delle acque colpirà in modo particolare la molluschicoltura, con impatti sul reclutamento naturale del seme e sulla crescita e sopravvivenza delle forme giovanili in particolare di vongola
  • L’aumento della frequenza e dell’intensità di eventi meteo-marini estremi provocherà danni infrastrutturali agli impianti di maricoltura e mitilicoltura, provocando episodi di fughe e perdita di prodotto.
  • L’alterazione del regime delle piogge e lo stress idrico incideranno sulla disponibilità di risorse idriche per gli allevamenti in acque interne e di transizione.

 

 Impatti su società ed economia

  •  L’acquacoltura garantisce il 50% della produzione ittica nazionale con circa 1.000 insediamenti produttivi: la riduzione della capacità produttiva si traduce direttamente in perdita di reddito e occupazione. 
  • La concentrazione degli impianti di acquacoltura nelle zone marino costiere e di transizione più vulnerabili ai cambiamenti climatici, in primis la molluschicoltura, espone le comunità locali a rischi economici e occupazionali di lungo periodo.
  • I cambiamenti climatici potranno portare alla riduzione della disponibilità di siti idonei agli allevamenti, limitando la crescita e lo sviluppo sostenibile del settore.
  • L’assenza di misure efficaci di adattamento ai cambiamenti climatici aggrava l’esposizione al rischio economico delle imprese di acquacoltura.
  • L’aumento delle anomalie climatiche e d ambientali può determinare perdite di produzione, maggiore variabilità dei risultati produttivi e incremento dei costi di gestione, riducendo la redditività e la capacità di investimento delle imprese.
  • La contrazione della produzione nazionale può aumentare la dipendenza dalle importazioni di prodotti ittici, con ricadute sulla spesa per le importazioni e la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare.  
  • Le azioni di adattamento ai cambiamenti climatici richiederanno maggiori costi di investimento e gestione per le imprese, per la necessità di infrastrutture più resistenti, tecnologie offshore più avanzate, e per l’adozione di di sistemi di monitoraggio ambientale in tempo reale e allerta precoce.

 

 

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