ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

Ecosistemi terrestri

Descrizione

Il cambiamento climatico rappresenta una reale minaccia per la biodiversità e per gli ecosistemi terrestri.  L’aumento delle temperature medie, la variazione del ciclo idrologico e l’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi, hanno effetti diretti sia sulla flora che sulla fauna in termini di alterazione della fisiologia e del comportamento di piante e animali, del ciclo vitale e della fenologia, della distribuzione geografica, delle interazioni delle specie nelle comunità ecologiche. Le conseguenze di queste modificazioni potrebbero essere un generale declino di alcune popolazioni, una modificazione degli areali di distribuzione e lo spostamento verso nord e verso altitudini più elevate di specie che vivono a temperature calde, un’alterazione delle normali interazioni ecologiche fra specie, con una possibile espansione di specie portatrici di agenti patogeni e invasioni di specie aliene che potrebbero trovare, nelle mutate condizioni climatiche, un ambiente ideale. Gli habitat in generale potrebbero perdere la loro capacità di ospitare molte specie animali e di interagire con i loro cicli vitali, compromettendo ad esempio i percorsi migratori di molte specie di uccelli.

 Impatti ambientali in corso

  • Alterazione dei cicli vitali: è ormai comune osservare l’anticipazione di processi biologici stagionali, come le fioriture (anche di dieci giorni o più), l’arrivo degli uccelli migratori, la riproduzione degli anfibi e lo sviluppo degli insetti.

  • Spostamento degli areali: si registrano modifiche significative nella distribuzione geografica delle specie. In particolare, le specie vegetali della fascia montana stanno risalendo di quota, mentre le specie animali montane si spostano in alta quota, subendo una conseguente riduzione del loro spazio vitale.

  • Zone più vulnerabili: gli impatti più evidenti e i maggiori rischi di perdita di biodiversità si concentrano nelle zone alpine e appenniniche di alta quota.

  • Degradazione della criosfera: nelle aree montane si osserva una diminuzione degli apporti nevosi, una minore permanenza della neve al suolo e la risalita del limite di scioglimento del permafrost.

  • Impatti sulle foreste: i cambiamenti climatici stanno causando alterazioni dei tassi di crescita e della produttività, cambiamenti nella composizione delle specie arboree, un aumento del rischio di incendi e dei danni da insetti e patogeni.

  • Aumento delle patologie: Si registra un incremento di alcune malattie vegetali e animali, incluse le zoonosi.

 Impatti ambientali futuri

  • Perdita di specie: Alpi e Appennini rischiano di perdere fino al 60% delle specie vegetali entro il 2100.

  • Trasformazione parziale delle foreste in vegetazione arbustiva, con crescente compromissione dei servizi ecosistemici.

  • Possibile scomparsa di 8-10 specie di rettili nell’Appennino meridionale; perdita stimata del 20% dei mammiferi; declino dei limicoli, espansione degli ardeidi.

  • Diffusione di malattie vegetali, animali e trasmissibili all’uomo, a causa del riscaldamento.

  • Accelerazione del ritiro glaciale e fusione del permafrost, con maggior rischio di crolli e frane.

  • Aumento di frequenza e intensità di incendi boschivi, con impatto su emissioni e qualità dell’aria.

  • Riduzione del deflusso estivo di acqua e aumento del run-off invernale, con ripercussioni sulla disponibilità idrica.

 Impatti su società ed economia

  • Filiera foresta-legno: oltre 125.000 imprese e 720.000 addetti dipendono dai boschi italiani; il saldo commerciale del comparto legno-arredo è minacciato dall’alterazione della produttività e composizione forestale.

  • Turismo naturalistico: la perdita di biodiversità e la trasformazione dei paesaggi alpini e appenninici riducono l’attrattività turistica, con ricadute negative sui redditi delle comunità locali.

  • Agricoltura: il degrado degli ecosistemi e la riduzione della biodiversità compromettono produttività dei suoli, rese agricole e qualità nutrizionale degli alimenti.

  • Protezione idrogeologica: le foreste regolano il ciclo idrico e limitano erosione e dissesto; il loro degrado aumenta il rischio di frane e alluvioni e i relativi costi di ripristino.

  • Sequestro del carbonio: le foreste italiane assorbono circa 35 milioni di tonnellate di CO₂/anno; gli incendi le trasformano da pozzi a fonti di emissione, compromettendo gli obiettivi climatici nazionali.

  • Zoonosi e salute pubblica: l’alterazione degli habitat favorisce la diffusione di malattie emergenti e zoonosi, con aumento dei costi sanitari e di sorveglianza epidemiologica.

  • Qualità dell’aria: il moltiplicarsi degli incendi peggiora la qualità dell’aria, con impatti sulla salute respiratoria e costi sociali crescenti.

  • Identità culturale: la scomparsa di habitat emblematici e specie simbolo erode il patrimonio culturale e l’identità delle comunità montane e rurali.

Sei un amministratore/decisore politico o un tecnico/universitario? Inviaci il tuo contributo! CONTRIBUISCI
Area Riservata
ISPRA Logo
Ministero dell'ambiente
Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
Via Cristoforo Colombo, n. 44 - 00147 - Roma (I)
TELEFONO CENTRALINO: (+39) 0657221
URP: urp@mase.gov.it PEC: mase@pec.mase.gov.it