ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale

Pesca

Descrizione

In Italia la pesca soddisfa circa un quinto del fabbisogno interno di prodotti ittici, collocando il Paese al primo posto nel contesto mediterraneo, dove riveste anche un rilevante significato storico, culturale e di gestione dell’ambiente marino. La maggior parte degli stock di interesse commerciale risulta tuttavia sovra sfruttata, rendendo spesso arduo distinguere le pressioni della pesca eccessiva dagli effetti dei cambiamenti climatici. Questi ultimi alterano numerosi processi ecologici — maggiore stratificazione delle masse d’acqua, riduzione degli apporti nutritivi, calo dell’ossigenazione e del pH — con ricadute negative sulla produttività degli stock ittici. A livello mediterraneo si registra inoltre una netta modificazione delle comunità ittiche: specie ad affinità calda di origine subtropicale trovano condizioni sempre più favorevoli nei mari italiani, mentre le specie autoctone adattate ad acque più fredde subiscono una progressiva contrazione. Si stima che, entro la metà del secolo, gran parte delle popolazioni di pesci costieri sposterà il proprio areale di circa 70 km verso nord o verso acque più profonde. A ciò si aggiungono possibili esplosioni demografiche di specie opportuniste come le meduse, con effetti a cascata sulle specie commerciali, e severi impatti dell’acidificazione sui molluschi.

 Impatti ambientali in corso

  • Calo delle rese giornaliere di pesca e riduzione delle taglie prevalenti nelle catture, rilevati in tutti i bacini nazionali, con effetti sulla resilienza delle popolazioni ittiche.
  • Insediamento di specie aliene subtropicali e rafforzamento delle specie termofile indigene a scapito delle autoctone, con ricadute sulla pesca commerciale e ricreativa.
  • Maggiore stratificazione delle masse d’acqua con riduzione dei flussi di nutrienti, dell’ossigenazione e del pH, e conseguente calo della produttività degli stock.
  • Contrazione già documentata (1989–1998) della pesca del gamberetto Aristeus antennatus nelle acque profonde del Mediterraneo.
  • Espansione delle specie ittiche ad affinità calda e contrazione di quelle ad affinità fredda, in conseguenza dell’aumento del regime termico delle acque mediterranee.

 Impatti ambientali futuri

  • Spostamento dell’areale di distribuzione della maggior parte dei pesci costieri di circa 70 km verso nord o verso acque più profonde entro la metà del secolo.
  • Esplosione demografica di specie opportuniste (meduse, salpe) con possibili effetti a cascata sulle specie di interesse commerciale.
  • Impatti severi dell’acidificazione delle acque sui molluschi bivalvi e gasteropodi, con gravi conseguenze economiche per il settore.

 Impatti su società ed economia

  • La modificazione delle comunità ittiche — con specie autoctone in contrazione e specie aliene in espansione — incide già negativamente sulla pesca commerciale e ricreativa, con un forte impatto sulle comunità costiere che da essa dipendono economicamente.
  • Il calo delle rese giornaliere e la riduzione delle taglie nelle catture si traducono in una progressiva erosione della redditività delle attività di pesca in tutti i bacini nazionali.
  • Il degrado degli ecosistemi costieri, da cui deriva il 61% dei servizi ecosistemici marini, compromette la base produttiva su cui poggiano le economie locali legate alla pesca e alla molluschicoltura.

 

Politiche, normative e strumenti di pianificazione europei

Politiche e normative

 

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