Rischio climatico e impatti
Anche nell’ipotesi in cui le emissioni globali di gas serra si azzerassero immediatamente, il sistema climatico continuerebbe a cambiare per molti decenni a causa delle elevate concentrazioni di gas serra già presenti in atmosfera. Le principali evidenze scientifiche indicano che l’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale a causa di una combinazione di fattori geografici, climatici e atmosferici. Il bacino del Mediterraneo, in particolare, è definito un hotspot climatico, ovvero un’area della Terra che si riscalda molto più velocemente di altre zone del pianeta.

Per l’Italia, le proiezioni climatiche indicano:
- un aumento delle temperature medie, particolarmente marcato durante l’estate;
- ondate di calore più frequenti, intense e durature;
- una maggiore frequenza e severità delle siccità;
- un aumento degli eventi meteorologici estremi, come ondate di calore, precipitazioni intense, siccità, tempeste, ecc.;
- una riduzione delle precipitazioni medie annue in molte aree del Paese;
- una diminuzione della disponibilità di risorse idriche e dei deflussi fluviali.
Questi cambiamenti potranno generare impatti significativi sugli ecosistemi, sulla salute umana, sulle risorse idriche, sull’agricoltura, sulle infrastrutture e sulle attività economiche.
Poiché gli impatti climatici non si manifestano in modo uniforme, ma variano in funzione delle caratteristiche ambientali, sociali ed economiche dei territori, la comprensione delle vulnerabilità e dei rischi specifici rappresenta un elemento essenziale per la pianificazione delle strategie di adattamento.

Secondo l’approccio adottato dall’IPCC, il rischio climatico deriva dall’interazione di tre componenti fondamentali:
- Pericolosità (Hazard): il fenomeno climatico potenzialmente dannoso, come un’alluvione, una siccità o un’ondata di calore;
- Esposizione (Exposure): la presenza di persone, infrastrutture, attività economiche o ecosistemi nelle aree interessate dal fenomeno;
- Vulnerabilità (Vulnerability): la predisposizione degli elementi esposti a subire danni.
Il rischio si manifesta quando un elemento vulnerabile è esposto a un pericolo climatico in un determinato luogo e momento.
L’IPCC definisce gli impatti dei cambiamenti climatici come le conseguenze derivanti dall’interazione tra fenomeni climatici, esposizione e vulnerabilità dei sistemi naturali e umani. Gli impatti possono interessare la salute e il benessere delle persone, gli ecosistemi, la biodiversità, le risorse naturali, le infrastrutture, l’economia e i servizi ecosistemici.
Gli impatti possono essere:
- potenziali, ovvero quelli che potrebbero verificarsi in assenza di misure di adattamento;
- residui, ossia quelli che persistono anche dopo l’attuazione di interventi di adattamento.
Possono inoltre essere:
- diretti, quando derivano direttamente da una variazione climatica, come la riduzione dei ghiacciai causata dall’aumento delle temperature;
- indiretti, quando sono mediati da altri fattori influenzati dal clima, come la perdita di biodiversità conseguente all’alterazione degli habitat naturali.
Nella maggior parte dei casi, soprattutto nelle aree più vulnerabili come il Mediterraneo, gli impatti sono negativi e comportano danni o perdite, ad esempio per la biodiversità, la salute umana o la disponibilità di risorse idriche. In alcuni casi possono tuttavia generare opportunità, come lo sviluppo di nuove tecnologie, materiali o servizi.
